Mondo, Taverne

Taverna di Collediquercia: Il Vecchio Cinghiale di John e Ada Lovern

Quando scorse l’insegna della locanda del Vecchio Cinghiale, oscillare pigramente nella brezza mattutina pochi metri più avanti, accantonò anche quelle riflessioni per osservare quel nuovo edificio e le sue condizioni. Si sorprese nel constatare come, al contrario delle abitazioni limitrofe, la locanda si mostrasse pulita e ben tenuta, con i due piani in legno solo leggermente invecchiati dal tempo; alle quattro finestre della facciata principale, due per piano, dei piccoli vasi di fiori rallegravano la balconata mentre, dalla massiccia porta di ingresso, filtravano il brusio di qualche chiacchiera e un piacevole odore di stufato di carne.

Dall’altra parte del portone si apriva la locanda e nella lucida sala da pranzo, quasi tutta in legno, facevano bella mostra di sé quattro grandi tavolate, un caminetto spento sulla parete più in fondo e, alla destra dell’ingresso, un lungo e solido bancone, dietro il quale armeggiava quello che CJ identificò subito come il vecchio oste. Alle spalle dell’uomo, da una porta socchiusa, filtrava un leggero canto femminile nonché l’origine dell’odore che lo aveva attirato. La locanda a dirla tutta era semi vuota, almeno per quello che si poteva vedere dal piano terra: solo uno dei quattro tavoli era occupato, da due avventori presumibilmente locali che conversavano a voce moderata, mentre altri quattro di questi, che CJ ipotizzò essere dei lavoratori della zona, scambiavano qualche parola tra loro e con l’oste seduti al bancone. Oltre i loro corpi si apriva una scala che, partendo dalla fine del bancone, saliva fino al piano superiore, dove con grande probabilità si trovano le camere per gli ospiti.

Con lo stomaco in subbuglio, l’halfling si avvicinò al bancone, si arrampicò su uno degli alti sgabelli, osservato di sottecchi dagli uomini accanto a lui, e chiamò l’oste. «Ehi amico, hai qualcosa da mettere sotto i denti? Inizio a svenire dalla fame e questo odore non fa che peggiorare la sensazione!» Nonostante l’altezza, la sua voce dimostrava tutta la maturità dei suoi anni, e gli avventori lo fissarono, ancora più incuriositi. Non si vedeva tutti i giorni un halfling, in quella zona, specie così scuro e ben equipaggiato.

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«Certo mio buon ospite» rispose l’oste, sorridendo poi senza dar segno di essere turbato dal suo aspetto. Posò un boccale appena lucidato davanti al naso di CJ. «Inizia a bagnarti le labbra con un buon boccale di birra mentre la dolce Ada finisce di preparare lo stufato che ha sul fuoco» disse cordiale, e lo riempì di una birra scura e spumante, nella quale l’halfling si tuffò subito, ringraziando tra i baffi. Birra e stufato caldo, oggi doveva proprio essere la sua giornata fortunata!

«E dimmi amico» riprese CJ, passandosi un braccio sottile sui baffi, per asciugarli «non è che per caso hai anche una stanza libera? Come vedi non mi serve che sia troppo grande, mi adatto in fretta.»

«Eccome se ce l’ho, ho un’ampia scelta al piano di sopra. Tre stanze sono già occupate, ma puoi scegliere una qualunque delle altre. E ti farò un prezzo di favore, visto che ti fermi a mangiare qui.»

L’halfling sorrise. «Grazie amico, stai sicuro che parlerò bene della tua baracca quando ripartirò».

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