Città e villaggi, Mondo

Riverwood

«Guardate, si vede la città!» esclamò la ragazza con entusiasmo. La videro in piedi a un lato del carretto, una mano a reggere i tendaggi e l’altra stretta alla cassetta per non perdere l’equilibrio. Il viso era perso verso il paesaggio, e anche loro alzarono lo sguardo, per ammirare la foresta farsi sempre più vicina, e poi Riverwood emergere, maestosa, tra le folte chiome.

Le mura si stagliavano nitide, in tutto il loro candore, abbaglianti sotto il sole di metà mattina; se ne intuiva la curvatura, che pareva stata scelta affinché abbracciassero dolcemente i palazzi e i templi che spuntavano dalla sommità.

Una cupola bianca svettava sugli elementi disposti a cerchio intorno ad essa, due guglie sottili ed elaborate, una dorata e una di severo marmo grigio e tre imponenti alberi che si alternavano alla pietra, creando un contrasto tutt’altro che spiacevole alla vista.

Ai margini della città si intravedeva la forma del fiume, i cui argini erano a tratti celati dalla fiorente vegetazione che vi cresceva intorno. Man mano che vi si avvicinavano però, l’acqua si rivelava alla loro vista, emergendo tra un ramo e l’altro e riflettendo anch’essa i raggi del sole, donando alla città nuovi bagliori, ripresi e accentuati dalle mura. Il Grande Drago d’Argento svaniva sotto l’arcata a sud della città, e come aveva raccontato loro Gamos, correva al suo interno per riemergere verso nord, dividendosi qualche chilometro più avanti in due fiumi fratelli, il cui cammino proseguiva, ininterrotto, fino al mare.

bruges-2584884_1920

Oltre le imponenti inferriate, la città si sviluppava graziosamente lungo tre ampie strade acciottolate, cinte ai fianchi da signorili costruzioni a due piani. Le ville che accoglievano i viaggiatori dietro le bianche mura erano solo il preludio dello splendore che la città dei dieci templi era in grado di offrire, ma erano state costruite proprio con lo scopo di incantare i nuovi arrivati, mostrando loro una delle molte facce vivacemente colorate di cui Riverwood era dotata.

Non vi era uniformità nelle tinte delle pietre dei loro patii, come non ve n’era nella scelta dei blocchi marmorei dei muri, o in quella dei pittoreschi balconi ricolmi di tenui cascate in fiore. Eppure quella cromia non poteva che essere stata pensata con l’intento di trasmettere armonia e gioia agli occhi che vi si posavano sopra.

Gli avventurieri procedevano lungo una via laterale, lastricata e gremita di gente, e costeggiavano il muro esterno, concedendo agli edifici qualche fugace e imprevista occhiata di apprezzamento: tra i tetti in pietra rossa riscaldati dal sole di metà mattina, vedevano svettare le guglie e la cupola candida, ornate dei rami degli alberi, sacri agli abitanti del posto. Seppur ancora distanti, questi rimanevano visibili da ogni angolo della strada, spettatori silenziosi della vita fremente della città, ed era semplice distinguere i nativi dai viaggiatori proprio perché questi ultimi camminavano con il naso rivolto verso l’alto, abbagliati dai motivi eleganti che già si intuivano appartenere a quelle strutture.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...