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Capitolo 2. Il baratro

La compagnia improvvisata lasciò Collediquercia, per inoltrarsi nella foresta che la cingeva ai fianchi e quando le poche case scomparvero dietro gli alberi, Jake prese a spiegare al gruppo come stessero le cose. «Vivo qui da qualche anno e ormai mi sono rassegnato al rapporto che c’è tra gli abitanti e il baratro: se possono, lo evitano come fosse maledetto, e sentendo le storie che raccontano a riguardo, forse lo è veramente» cominciò, imboccando uno dei suoi sentieri di caccia. «La pochissima vegetazione che cresce ai suoi margini, l’odore che risale dalle sue profondità e che giunge fino al villaggio quando il vento sale, le misteriose sparizioni che sono avvenute prima che venisse abbandonato. Sono tutti elementi che hanno convinto gli abitanti della sua pericolosità.»

«Tu lo hai mai visto di persona?» domandò Daniel, alle sue spalle.

«Sì, la prima volta che ne ho sentito parlare, qualche mese dopo il mio arrivo al borgo. Volevo sapere quanto delle leggende fosse vero, ma non mi sono azzardato a scendere al suo interno, e quando saremo lì capirete il perché.» Sospirò, proseguendo lungo la pista spianata. «Ora che ci penso, l’oscurità oltre il ciglio del dirupo è totale, quindi avremo bisogno di torce e soprattutto di una corda per scendere. Oltre ovviamente a tutte le armi e le risorse di cui disponiamo.»

Ben lo affiancò, spostando alcuni rami sottili che crescevano lungo il passaggio. «Ma nessuno ha mai pensato di informare le autorità della zona delle sparizioni?» gli chiese, dubbioso.

«No, purtroppo la gente di Collediquercia non vede di buon occhio le autorità locali.» Il ranger scosse la testa, rallentando poi il passo per voltarsi verso gli altri. Per un momento, lo sguardo di Ben cadde sullo sfregio nel volto dell’uomo, e il guerriero ebbe modo di osservarlo da vicino. “L’impronta di una lama, senza dubbio” pensò, prima che quella constatazione perdesse di importanza, offuscata dalle parole di Jake. «Li accusano di averli abbandonati a loro stessi. Avrete visto che, per essere un villaggio in una posizione così strategica, al crocevia tra due grandi strade, è veramente sottosviluppato. La gente di qui accusa il governo di Sassofratto di non essersi preoccupato di bonificare il luogo». Jake riprese a marciare, levando la voce affinché fosse udibile alle sue spalle. «Tutte le leggende che circolano sul baratro sono sufficienti a tenere lontani i potenziali nuovi abitanti, e anche gli stranieri se possono evitano di fermarsi a Collediquercia e proseguono dritti fino alla più grande Sassofratto, più fornita e con molte meno leggende.»

«E un luogo così misterioso non ha mai attirato altri avventurieri in cerca di fortuna?» lo interruppe Daniel, sistemandosi lo zaino sulle spalle affinché non rimanesse incastrato sui rovi, che ora iniziavano a invadere lo stretto sentiero.

«Se lo ha fatto, i malcapitati non sono più tornati a raccontarlo al villaggio. È possibile arrivare al baratro anche da nord, dai territori di Anarsi e di Merny, e qualsiasi viaggiatore che passasse da quella parte potrebbe non giungere a Collediquercia; se sparisse nel baratro nessuno se ne accorgerebbe. Dubito però che qualcuno ne sia uscito con una grande fortuna, perché la voce si sarebbe sparsa e avrebbe raggiunto anche il borgo. Il silenzio fa pensare che nessuno ci si sia più spinto di recente o che, se lo ha fatto, non ne sia più uscito.»

Le ultime parole furono accompagnate da un silenzio teso, mentre nella mente di tutti s’insinuava la portata di quell’ultima affermazione: anche loro rischiavano di non uscire più da quel baratro. Come era arrivata, quella consapevolezza venne presto accantonata, sostituita dall’abitudine all’avventura e dai diversi motivi personali che li spingevano a proseguire.

«Vedo che siete armati, e sembrate in grado di difendervi, ma mi sembra importante precisarlo: potremmo trovare di tutto lì sotto, quindi siate pronti all’impensabile» disse Jake, fermandosi e lasciando che il suo sguardo si posasse prima sul robusto guerriero, a qualche passo da lui, poi sull’elegante mezz’elfo con la lunga spada al fianco, sulla sottile e affascinante elfa dai capelli corvini e dallo sguardo glaciale ed infine sul piccolo halfling, che li seguiva a qualche passo di distanza. Non conosceva le loro capacità, ma a guardarli, trasmettevano un’impressione di competenza. Sperò con tutto se stesso di non sbagliarsi; non si sarebbe potuto preoccupare della loro incolumità, una volta penetrati nel baratro.

«Stai tranquillo, Jake. È così che ti chiami, giusto? Sappiamo badare a noi stessi. A proposito, io sono Daniel, e loro sono Ben e Galatea. E il piccoletto dietro di noi è…»

«Sono CJ, amico e vai tranquillo, una volta dentro non saprai distinguermi dalle ombre, come non lo saprà fare qualsiasi cosa ci aspetta lì sotto» e così dicendo l’halfling si assicurò le armi e lo zaino al corpo, in modo da essere sicuro che non producessero alcun rumore.

«Bene, allora proseguiamo, siamo quasi arrivati alla mia abitazione. Da lì, una volta recuperate le mie armi, potremo inoltrarci nella foresta per raggiungere Spock.»

«Un tuo amico? Facciamo una riunione di cacciatori?» ribatté Galatea, attirandosi un’occhiataccia da Ben, che ignorò.

Il ranger però non parve scomporsi. «Non è esattamente un mio amico, e non si tratta di un cacciatore, bensì di un druido. Ci servirà il suo aiuto per arrivare fino al baratro, lui è il solo a conoscere ogni sentiero di questa foresta, saprà trovare quello più rapido. Inoltre, la sua simbiosi con la natura potrà tornarci utile, quando entreremo nel baratro.» E così dicendo, si volse e riprese la marcia, seguito a ruota dai quattro forestieri. Percorse una nuova pista di caccia, appena accennata, ma sufficiente da permettere loro di muovesi agevolmente nel sottobosco, e proseguì finché la volta arborea non si aprì in una radura, dove finalmente si fermò.

Una piccola casetta di legno occupava buona parte del luogo, sorretta a una parete da una maestosa quercia, che ne costituiva anche parte della struttura. Al lato dell’abitazione, un esile ruscello scorreva placido, riproducendo i tenui bagliori dei pochi raggi capaci di superare il tetto di rami e foglie, e perdendosi poi oltre i tronchi e i cespugli carichi di more.

Con un cenno del capo, Jake li invitò ad attenderlo, ed entrò nell’edificio in legno, riemergendo qualche minuto dopo con uno zaino consunto ma capiente, e due foderi ai fianchi, nei quali Ben riconobbe l’elsa di una spada lunga, allacciata alla sinistra, e il pomolo di una più corta alla destra. Sulle spalle, l’uomo aveva allacciato un lungo arco, e una faretra colma di frecce, mentre sopra gli abiti da cacciatore, che indossava poco prima, aveva indossato un’armatura di cuoio, leggera e poco impacciante.

Il ranger raccolse alcune bacche e riempì un’otre al ruscello, poi ripose entrambi nello zaino e fissò quest’ultimo alle spalle accanto all’arco, prima di invitare la compagnia a seguirlo lungo un nuovo sentiero, che dalla radura si immergeva nelle profondità della foresta.

Quando il gruppo si accodò alle sue spalle, Jake riprese a parlare. «Ci tengo ad avvisarvi, il druido di questa foresta è una persona, diciamo… Particolare. Vive il più possibile lontano dalla civiltà e non lo si incontra quasi mai al villaggio, salvo i rarissimi casi in cui si avvicina, solitamente all’alba o al tramonto, per comprare qualche oggetto indispensabile che non può fabbricarsi da solo».

Ben lo affiancò nuovamente. «Come sai dove trovarlo, allora? Sei in contatto con lui?» chiese, incuriosito.

«Non esattamente. Io so dove vive lui, e viceversa. Ognuno conduce la sua esistenza nel suo lato di foresta, rispettando il territorio dell’altro. Ci siamo incontrati solo rare volte, e sempre da lontano.»

«E sei così sicuro che vorrà aiutarci? Non lo conosci neanche!» ridacchiò Daniel, visibilmente perplesso.

«Non ne sono affatto sicuro, ma confido nel suo legame con la terra. Se riesco a convincerlo che potrà dare una risposta agli strani eventi che avvengono al baratro, forse accetterà di accompagnarci fin lì».

Lo stregone si mostrò tutt’altro che soddisfatto da quella risposta. Era convinto che inoltrarsi in una foresta, per cercare un uomo che probabilmente li avrebbe cacciati, fosse un’incredibile perdita di tempo. Inoltre, era tormentato dall’idea che qualcuno avrebbe potuto precederli, magari passando all’esterno del bosco, per entrare nel baratro prima di loro e guadagnarsi non solo la fama per aver salvato il ragazzino, ma soprattutto gli eventuali tesori che si potevano trovare all’interno.

Continuò comunque a camminare dietro il ranger, ma rallentò involontariamente il passo, perso nei suoi pensieri. Quella scampagnata nei boschi non era decisamente il motivo per cui si era messo in cammino da Anarsi e a dirla tutta neanche la compagnia era esattamente l’ideale. Salvo il fedele Ben, che lo avrebbe seguito fintanto che lo avesse remunerato a dovere, non gli andavano a genio né l’elfa dallo sguardo truce né lo strano halfling nero, che li seguiva a pochi passi di distanza. Sapeva, dalle poche parole che aveva scambiato con Galatea che, come lui, la giovane era in grado di incanalare energia dal mondo per usarla a suo piacimento, e questo più che un vantaggio sarebbe stata solo concorrenza; essere l’unico incantatore del gruppo era spesso una posizione privilegiata e la presenza di lei non faceva che indebolire la sua. Mentre l’halfling, be’, era chiaro come il sole che fosse un ladro, quanto abile era ancora da verificare certo, ma l’idea di girare con la borsa delle monete sempre sott’occhio non poteva che innervosirlo.

Rimaneva solo il ranger, sul quale ancora stentava a dare un giudizio: per il momento era parso un uomo piuttosto esperto, o molto bravo a trasmettere questa impressione, e capace di farsi gli affari suoi. C’era solo da sperare che le cose rimanessero così.

Daniel ebbe tempo abbondante per continuare a rimuginare su queste considerazioni: la marcia si era fatta più lenta e difficoltosa mano a mano che penetravano nel cuore della foresta e, in poco tempo, il sentiero scomparve alla vista, nascosto da un sottobosco ricco e intricato.

Le vesti, che l’incantatore aveva scelto per la loro comodità durante il viaggio, si rivelarono inadatte a quell’ambiente, perché presero ad impigliarsi di continuo sui rami ritorti e sui rovi bassi, che non era facile evitare. L’irritazione del mezz’elfo era mitigata solo dal vedere come anche Galatea avesse i suoi stessi problemi, anche se, a dirla tutta, lei staccava le vesti dagli appigli in modo meccanico e disinvolto, come se quel fastidio fosse solo parte di un’abitudine alla quale ormai si era rassegnata. L’halfling cercava invece di arginare quell’inconveniente camminando subito dietro Ben, che al contrario degli altri procedeva dritto, poco preoccupato delle condizioni dei suoi abiti e totalmente concentrato sulla conversazione che stava avendo con il ranger; in ogni caso, il guerriero sembrava avere poco di cui preoccuparsi, dato che quando camminava calpestava buona parte dei rovi e, quanto ai rami, erano pochi quelli che sopravvivevano indenni al suo passaggio.

Solo il ranger si muoveva fluidamente e con sicurezza, cercando al contempo di limitare il disagio alla compagnia, scegliendo sentieri naturali più ampi e meno contorti. Ma la discussione con l’altro uomo lo assorbiva, e spesso la foresta stessa sembrava non offrire di meglio di terreni accidentati e piante insidiose.

Quando ormai la sopportazione dell’incantatore per quella camminata stava raggiungendo il limite, Jake si fermò e disse piano: «È meglio se mi aspettate qui. Come vi dicevo, Spock non apprezza i visitatori» e quando gli altri confermarono con un cenno del capo, si spinse oltre la cinta di alberi e sparì alla loro vista.

Dietro quella muraglia naturale, si apriva la folta e verdeggiante radura che il druido aveva reso casa sua. Jake non vi era mai entrato, ma aveva immaginato che si trattasse di un luogo non comune; la piccola dimora del druido, costruita in legno e con il tetto in paglia, sorgeva sopra una modesta ma vitale cascata, incorniciata da numerosi lecci in fiore che ne cingevano i fianchi, e la proteggevano dagli sguardi esterni. Al centro della radura, grossi arbusti in cui il ranger riconobbe dell’Erica Arborea arricchivano la varietà di colori del posto e al contempo ospitavano la fauna del luogo, composta per la maggiore da api e altri insetti che passavano frenetici di fiore in fiore. Solo qualche piccolo mammifero era visibile con la coda dell’occhio, nascosto dietro i cespugli in attesa che l’estraneo sparisse, riportando la quiete.

La cascata, creata dalla leggera pendenza del terreno e da un ruscello, la cui origine si perdeva dietro i lecci ai margini della casa, culminava in un lago grande a sufficienza perché tre o quattro umani vi entrassero per lavarsi contemporaneamente. Non che questo fosse mai successo, a quanto ne sapeva Jake nessun altro umano oltre a Spock aveva mai messo piede lì dentro.

Benché affascinato dal luogo, il ranger fu costretto dall’urgenza della sua missione a scrollarsi e incamminarsi fino al luogo sopraelevato in cui sorgeva la casa in legno. Quando fu davanti ai rami intrecciati che formavano la porta fece per bussare, ma i suoi sensi lo allertarono della presenza di qualcuno alle sue spalle. Non ebbe dubbi che fosse il druido ben prima di voltarsi e fargli un cenno del capo in saluto, poi aprì la bocca per parlare ma l’altro lo anticipò.

«Cosa ci fai qui, ranger?» gli chiese Spock, riservandogli uno sguardo freddo e infastidito.

Jake lo riconobbe anche se si erano visti sempre solo da lontano: il suo viso era semi nascosto da una folta barba, castana come i lunghi capelli che portava slegati fin sopra le spalle, arruffati e leggermente annodati; indossava un’armatura di pelle vecchia e ricucita più volte, sulla quale spiccava un ciondolo ricavato da una foglia di agrifoglio e da una di vischio, intrecciate insieme e legate con una corda sottile.

Lo aveva intravisto spesso muoversi per la foresta, ma non aveva mai avuto la possibilità di vederlo in viso e si soffermò a guardare i suoi occhi castani; erano aggrottati e trasmettevano irritazione, ma non erano occhi malvagi. Sicuro di questo il ranger parlò. «Ho bisogno del tuo aiuto, druido. Un bambino di Collediquercia si è perso nel baratro e io e altri uomini stiamo andando a salvarlo.»

«Sono contento per voi. Ora se non ti dispiace, rivorrei la mia radura pacifica, come l’avevo lasciata» fu la risposta fredda dell’altro.

Sopra le loro teste passò un’ombra e, alzando lo sguardo, Jake distinse il profilo di un’aquila, che prese a volteggiare intorno al punto in cui si erano fermati. Quando riabbassò il capo, vide l’uomo girarsi, e cominciare ad allontanarsi. «Sai bene quello che la gente di qui racconta su quel posto. Abbiamo bisogno della tua esperienza per ritrovare il bambino» riprese dunque, seguendolo.

«E perché mai? Non sono quello che si dice un esperto di bambini, né di baratri. E poi sono sicuro che saprai condurli, sani e salvi, alla morte che li attende lì dentro.»

Nascondendo il fastidio per quell’ultima frase, il ranger seguì l’uomo verso il lago superando adagio il piccolo dislivello del terreno. «So che anche tu hai percepito l’oscurità di quel posto. La tua comunione con la natura è superiore alla mia, e io stesso ho sentito qualcosa di innaturale e marcio risalire da quelle profondità» continuò, tenace. «Potrebbe essere l’occasione giusta per fare una buona azione e aiutare la foresta al contempo.»

L’uomo ridacchiò, e Jake poté notarlo dal leggero movimento delle spalle. «Ma io aiuto già la foresta. Tengo lontana la gente come quelli che ti sei portato appresso fino a qui» rispose il druido, mentre costeggiava la piccola cascata. «Pensi che non abbia notato il danno che hanno fatto per arrivare? Per non parlare del rumore, vi si poteva sentire dal momento in cui siete partiti» concluse poi, sedendosi su una delle rocce che contornavano il lago e guardandolo di nuovo in viso.

Jake vi lesse scherno, e un fastidio che l’altro non si preoccupava di celare. «Molto comodo starsene qui ad aiutare piante e arbusti. Ma le persone non sono forse parte integrante della natura che difendiamo? E poi stiamo parlando di un bambino» esclamò quindi, in tono alterato.

«Solo un potenziale nuovo distruttore che cresce. Sentiremo tutti la sua mancanza» disse il l’altro, sospirando in maniera teatrale.

Il volto del ranger si indurì a quelle parole. «Parli come se non fossi anche tu un uomo. O forse non lo sei veramente. Hai l’occasione di fare qualcosa di concreto, di importante per aiutare la natura e le sue creature, ma te ne stai qui a discutere su qualche arbusto spezzato! Pensavo volessi fare ciò che è giusto, ma a quanto pare preferisci solo fare ciò che è comodo.»

«Giusto o sbagliato, concetti molto labili, non credi?» esclamò il druido stancamente. Poi sbuffò, consapevole di quanto quella discussione si stesse facendo lunga. Non avrebbe mai pensato che quell’uomo fosse così testardo.

«Sono labili solo se li si vuole vedere come tali.» Jake si avvicinò al druido, il tanto sufficiente a puntargli gli occhi nei suoi. «Vuoi continuare a nasconderti in questa foresta? Va bene, non m’importa. Ammetti solo con te stesso che lo fai per te, e non per lei. Se ti interessasse davvero proteggerla, verresti con me ad indagare.»

Con uno scatto del busto, il druido mise nuovamente distanza tra sé e il volto del ranger. Non gli rispose, ma lo guardò, e lo soppesò per qualche secondo. L’altro non staccò lo sguardo; sul suo volto, era palese il disprezzo che provava per lui. Ma a Spock non importava. Il disprezzo degli altri era una cosa che non lo toccava più da tempo. Sospirò, riflettendo sulle parole del ranger. Su una cosa doveva dargli credito: qualcosa stava succedendo realmente, nella foresta. Quella mattina si era svegliato con un senso di turbamento, come il presagio di una minaccia che non aveva ancora avuto luogo. Cercava proprio di scoprirne l’origine, quando il ranger era piombato a casa sua a disturbarlo. E se le cose fossero state collegate? E se la sensazione, provata quella mattina, avesse avuto qualcosa a che fare con la sparizione del bambino? Spock era testardo, molto più del ranger, su questo non aveva dubbi. Ma non era stupido.

«Hai parlato di qualcosa di innaturale che risale dal baratro. A cosa ti riferivi?» Il suo sguardo rimase sul ranger e quasi si meravigliò quando notò un leggero cambiamento nel volto dell’uomo. Speranza, forse?

«Non ho abbastanza conoscenze per capire di cosa si tratti. Per questo sono venuto a chiedere il tuo aiuto. So solo che l’aria intorno a quel posto odora di marcio e che la foresta se ne ritrae, come se non volesse averci nulla a che fare. E se il bambino è veramente caduto al suo interno, non oso immaginare cosa potrebbe essergli accaduto. Dentro di me spero che sia ancora vivo, con tutto me stesso. Ma non posso ignorare che, anche se lo fosse, si troverebbe in grave pericolo. Non abbiamo tempo, mi serve una risposta.»

Il druido chiuse gli occhi qualche secondo, poi espirò, lentamente.

Quando li riaprì il ranger non era più davanti a lui. Si era girato di spalle e stava iniziando ad allontanarsi dalla radura. Trattenendo il fastidio lo chiamò. «Ranger, aspetta. Dammi qualche secondo per prendere le mie armi.»

Si era già voltato per risalire la cascata, quindi non poté vedere il sorriso di vittoria, che illuminò per un attimo il volto di Jake.

***

Il resto del gruppo era rimasto, in attesa, al di fuori della cinta di alberi. Jake li aveva lasciati solo da pochi minuti, ma già Daniel fremeva. “Non bastava essersi inoltrati in questa foresta e aver camminato tra i rovi, ora dobbiamo anche aspettare qui, fermi, mentre qualcun altro salva il ragazzino al posto nostro? Tutta questa situazione è assurda” pensò l’incantatore, con fastidio. “Saremmo dovuti andare direttamente al baratro, piuttosto che reclutare un uomo reticente. Che se ne stia pure nella sua radura, possiamo farcela benissimo senza il suo aiuto!”.

Ben guardava lo stregone camminare nervosamente avanti e indietro, e calciare i rametti caduti che trovava sul terreno. Viaggiavano insieme da quasi un mese ma ancora non si era abituato all’impazienza del compagno. Con un sorriso appena accennato e un filo di scherno nella voce gli chiese. «Tutto bene Daniel? Sembri teso.»

Lo stregone lo fulminò con lo sguardo, mentre l’elfa e il piccolo ladro ridacchiarono alle sue spalle. «Si, sono irritato e dovreste esserlo anche voi. Il ranger ci ha lasciati qui a fare la muffa, mentre fa la rimpatriata con il suo amico, quando dovremmo già essere al baratro per salvare il bambino». E poi, girandosi verso gli altri due e lanciandogli un’occhiata gelida. «Vi sembra molto divertente la nostra situazione? A me no di certo.»

«Rilassati mezz’elfo, non vi hanno insegnato la pazienza, a voi mezzosangue?» gli rispose, l’elfa smettendo di ridere.

Prima che Daniel potesse risponderle, dalla radura riemerse Jake, seguito da un uomo che il gruppo riconobbe come il druido. «Ragazzi, lui è Spock e ha gentilmente accettato di condurci fino al baratro e aiutarci. Spock loro sono…»

«Risparmiati le presentazioni ranger, avete un ragazzino da salvare, non c’è tempo per le chiacchiere.» E così dicendo, il druido superò Jake e gli altri membri del gruppo, per inoltrarsi in una piccola apertura tra due tronchi ritorti. I quattro stranieri guardarono Jake, basiti, ma lui scrollò le spalle con impotenza, per poi infilarsi tra gli alberi dietro l’uomo. Con un sospiro sdegnato, Daniel si mise in cammino e gli altri fecero lo stesso. Ben rimase a chiudere la fila, per proteggere le spalle dei compagni, com’era abituato a fare, quando ancora lavorava alla caserma. “Certo però, che non mi erano mai capitati compagni peggio assortiti di questi” pensò il guerriero, seguendo il gruppo tra le fronde.

La prima parte della camminata, per i forestieri, fu tutt’altro che semplice: non vi erano sentieri tracciati nel sottobosco, e il gruppo procedeva lentamente, insinuandosi a fatica tra i fitti rami e i rovi taglienti; Jake cercava di mantenere un’andatura moderata, per permettere al resto della compagnia di non perdersi, ma Spock non usava le stesse accortezze, e ben presto sparì dalla loro vista.

“Pazienza” pensò il ranger, rallentando nuovamente per non perdere gli altri. “Spero ci aspetti al limitare della foresta”. Continuò a guidare gli stranieri lungo i percorsi arborei e, una volta superato il cuore del bosco, a poco a poco gli alberi cominciarono a diradare, e il terreno si fece meno impervio; finché, finalmente, giunsero al limitare dell’area silvana.

Lì ritrovarono il druido. Poggiava una mano sul tronco di una grossa quercia, e fissava il terreno davanti a sé, dando loro le spalle. I forestieri si chiesero, osservandolo, quale fosse il motivo della postura rigida, e della tensione che leggevano chiaramente sul corpo dell’uomo. Avvicinandosi però, ebbero la loro prima risposta: le esalazioni, di cui aveva parlato Jake in precedenza, li investirono di colpo, appena raggiunsero il bordo del bosco; l’aria pulita e fresca della foresta, infatti, pareva in quel punto quasi scontrarsi, e lottare strenuamente, con l’olezzo che proveniva dallo spiazzo oltre i tronchi.

Un altro passo, e poterono vedere con i propri occhi cosa causasse quegli effluvi: davanti a loro, si estendeva una vasta porzione di terreno brullo e secco, che dal limitare della foresta proseguiva fino alla vecchia strada maestra, distinguibile in lontananza. Oltre, si delineava il profilo dei monti di Merny, dove la natura pareva riprendere pieno possesso della terra, come a volersi riscattare di essere stata bandita dalla zona del baratro. O forse, era lei stessa a volersi tenere a distanza, e come darle torto in tal caso? La terra sottostante era infatti deturpata da una profonda voragine dai contorni slabbrati, come una grossa ferita aperta da una vecchia spada arrugginita; era quella l’origine dell’odore pestilenziale che colpiva le loro narici e la vista non riusciva a spingersi oltre i bordi di quell’apertura, il cui cuore si perdeva nell’oscurità più nera.

Jake spostò lo sguardo dal baratro a Spock e notò le gocce di sudore che imperlavano la sua fronte. Come lui, il druido percepiva il male che esalava quel luogo, ma pareva che ne fosse colpito anche fisicamente e non solo emotivamente; il legame che aveva con la terra era estremamente forte, Jake lo realizzò in quel momento, e fu contento di aver convinto il druido a venire con loro. Sarebbe stato fondamentale nella discesa che li attendeva.

Anche i quattro forestieri fissavano il baratro, e per quanto non ne percepissero la forza maligna, furono colpiti anch’essi dall’oscura visione e dalle sue esalazioni.

Nessuno dei sei membri di quel gruppo improvvisato riuscì a sorridere, quando infine si scrollarono di dosso l’oscura sensazione che li pervadeva, e cominciarono ad avvicinarsi al baratro.

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